Metriche di flusso: cosa misuriamo davvero quando misuriamo la produttività?

In molte organizzazioni, quando si parla di produttività degli uffici, si parte da un’intuizione apparentemente ragionevole: se le persone sono occupate, il lavoro avanza. Se le ore registrate aumentano, la produttività aumenta. Peccato che questa logica, portata alla prova dei dati, si riveli quasi sempre sbagliata.

Il problema dell’effort

Misurare le ore di lavoro – l’effort – dice quanto tempo le persone hanno dedicato a qualcosa. Non dice quanto lavoro è stato effettivamente completato. Sono due cose diverse, e confonderle genera decisioni sbagliate.

Un ufficio che gestisce pratiche amministrative può essere pieno di persone impegnate tutto il giorno, eppure produrre meno output di un ufficio più snello e meno saturo. Il motivo è semplice: quando le persone sono troppo occupate, il sistema si inceppa alla minima perturbazione – una richiesta urgente, un’assenza, una dipendenza esterna. Il lavoro si accumula, i tempi si allungano, e nessuno capisce esattamente perché.

La misura che conta, invece, è il Throughput: quante pratiche vengono effettivamente completate in un dato periodo. Registrazioni, contratti, acquisti, variazioni – qualsiasi cosa rappresenti un’unità di lavoro conclusa. Se il Throughput aumenta a parità di organico, la produttività sta crescendo. Non ci sono interpretazioni: è un dato empirico, diretto, semplice da raccogliere.

Livelli di servizio: sapere non basta, bisogna collegare

Una volta che si inizia a misurare il Throughput, emerge naturalmente una seconda domanda: in quanto tempo completiamo le pratiche? È qui che entrano in gioco i Service Level Agreement (SLA), ovvero gli impegni misurabili che un ufficio può comunicare ai propri interlocutori interni ed esterni.

Un esempio concreto: l’ottantacinquesimo percentile dei Lead Time è di 15 giorni. Che in termini semplici significa: l’85% delle richieste di un determinato servizio viene gestito entro 15 giorni. È un dato reale, ricavato dai sistemi in uso, ma da solo non dice ancora nulla di utile. La domanda che conta non è “è tanto o è poco?”, ma: qual è l’impatto reale sull’organizzazione se questi tempi restano invariati, si allungano, o si accorciano?

Senza questa misura di impatto, qualsiasi target è arbitrario. Fissare un obiettivo di 8 giorni invece di 15 potrebbe essere un miglioramento significativo o uno spreco di risorse, dipende da cosa succede a valle. Finché non colleghiamo le metriche operative alle conseguenze organizzative, stiamo ottimizzando nel vuoto.

Questo è il nodo: spesso non è che manchino i dati. Manca il collegamento tra i dati e le decisioni.

Gestire i picchi con i dati storici

Molte organizzazioni di servizio, e anche molti uffici amministrativi, vivono di stagionalità: certi periodi dell’anno concentrano volumi di lavoro molto superiori alla media. Pensate per esempio un ufficio paghe: avrà dei picchi di lavoro da evadere in corrispondenza di ogni fine mese.

Il modo tradizionale di gestire questi picchi è reattivo: si aspetta che il sistema si inceppi, poi si aggiunge personale o si fanno straordinari. Il modo alternativo è usare i dati storici per anticipare i picchi e attivare risorse aggiuntive – interne o esterne – solo quando e dove servono davvero. Una capacità extra controllata invece di un’emergenza ricorrente.

Capacity planning: vedere la coperta prima che sia troppo corta

Quando un ufficio gestisce attività diverse, la sfida non è solo fare di più, ma bilanciare. La coperta è sempre potenzialmente corta, e senza una mappa dell’allocazione reale delle risorse è impossibile sapere dove concentrare l’attenzione.

La settimana tipo è uno strumento semplice: si mappa come viene effettivamente distribuito il tempo del team tra le diverse categorie di attività, e si confronta questa distribuzione con i volumi di lavoro in arrivo. Questo confronto rende visibili i colli di bottiglia prima che diventino crisi, e permette di spostare risorse in modo consapevole invece di rincorrere le urgenze.

Ho diffusamente parlato di questa pratica in un’articolo al quale rimando per gli approfondimenti.

Il lavoro sommerso

C’è un ultimo problema, forse il più sottovalutato: il lavoro invisibile. In ogni ufficio esiste una quota significativa di attività che non viene tracciata – richieste gestite via email, richieste urgenti, eccezioni, supporto informale. Questo lavoro sommerso consuma capacità reale, ma non appare in nessuna metrica. Risultato: le analisi partono da dati incompleti, e le decisioni che ne derivano sono distorte.

La soluzione non è burocratizzare ogni attività, ma rendere visibile almeno la massa del lavoro sommerso – anche in modo aggregato – per avere una visione sistemica e bilanciata della situazione.

Le cadenze: dove avviene il vero miglioramento

Tutto questo – throughput, SLA, capacity planning, visibilità sul lavoro sommerso – è necessario ma non sufficiente. Le metriche contano solo se vengono usate con regolarità per fare domande precise: cosa sta cambiando? Cosa proviamo a migliorare? Come misuriamo se l’intervento ha funzionato?

Questo è il principio del miglioramento continuo: non un progetto straordinario, ma un meccanismo ordinario. Si fissa una cadenza di revisione – settimanale, bisettimanale, mensile – si guardano i dati, si formula un’ipotesi di miglioramento, si prova, si misura l’effetto. Se funziona, si consolida nel metodo. Se non funziona, si cambia strada.

È un metodo forse noioso da farsi, ma sorprendentemente foriero di risultati nel tempo.

In sintesi

Cosa misurarePerché
ThroughputMisura il lavoro realmente completato, non l’occupazione di tempo
Lead time / SLAPermette di prendere impegni misurabili con gli interlocutori interni ed esterni
Distribuzione per attivitàRende visibili i colli di bottiglia e bilancia i carichi
Volume storicoPermette di anticipare i picchi invece di subirli
Cadenze di revisioneTrasforma i dati in decisioni e iniziative di miglioramento continuo

Nessuno di questi strumenti richiede tecnologie complesse. Richiedono disciplina, continuità, e la disponibilità a prendere decisioni basate sui dati invece che sulle sensazioni. Il metodo Kanban offre esattamente questo: un sistema di pratiche, cadenze e metriche progettato per rendere tutto ciò ordinario – non un progetto straordinario, ma il modo normale di lavorare.

Un’ultima cosa: non è una questione di settore

C’è una storia che vale la pena raccontare, perché smonta un alibi molto comune.

Toyota è oggi il produttore di auto più grande al mondo. Produce 2 milioni di auto in più rispetto a Volkswagen (11 milioni circa contro 9 milioni circa), con circa la metà del personale. Non è successo perché fanno auto, perché sono giapponesi, o perché hanno avuto accesso a tecnologie particolari. È successo perché hanno applicato per più di settant’anni con rigore e continuità il metodo scientifico ai propri processi: osservare, misurare, formulare un’ipotesi, sperimentare, misurare di nuovo. Consolidare ciò che funziona, abbandonare ciò che non funziona. Ricominciare.

Chi dice “da noi non funzionerebbe, il nostro settore è diverso” di solito non sta descrivendo una realtà, sta descrivendo una resistenza. Il metodo scientifico non conosce settori. Funziona dove si è disposti a guardare i dati e a cambiare idea quando i dati lo chiedono.

Un ufficio amministrativo o una organizzazione di servizi non è una fabbrica di automobili. Ma le domande sono le stesse: quanto lavoro stiamo completando? In quanto tempo? Dove si accumula? Cosa succede se cambiamo qualcosa? La differenza tra chi migliora e chi resta fermo non è mai nella complessità degli strumenti, è nella disponibilità a fare quelle domande ogni settimana, senza mai smettere.

Perché vediamo solo quello che facciamo noi

C’è un esperimento mentale che mi piace proporre durante i workshop. Immagina due persone che dividono un compito al cinquanta per cento. Per metà del tempo lavorano insieme, visibili l’una all’altra. Per l’altra metà, ciascuna lavora per conto proprio, fuori dalla vista dell’altra. Dopo qualche ora, chiedi a entrambe quanto pensano di aver contribuito.

La risposta, quasi invariabilmente, è di avere lavorato il doppio dell’altra persona.

Due terzi ciascuna. Il cento per cento sommato fa centotrenta. Qualcosa non torna, eppure entrambe sono convinte della propria stima.

Non si tratta di malafede. Si tratta di come funziona il nostro cervello.

WYSIATI: quello che vedi è tutto quello che c’è

Daniel Kahneman, nel suo lavoro sulla cognizione e le decisioni umane, ha descritto con precisione il meccanismo alla base di questa distorsione. Lo ha sintetizzato con l’acronimo WYSIATIWhat You See Is All There Is: quello che Kahneman chiama il Sistema 1 del nostro cervello, quello veloce e automatico, costruisce la propria narrativa esclusivamente a partire dalle informazioni disponibili, senza rendersi conto di ciò che manca. Non considera i “known unknowns” – le cose che sa di non sapere – e men che meno gli “unknown unknowns” – le cose che non sa di non sapere. Si limita a costruire la storia più coerente possibile con quello che ha davanti, e la tratta come se fosse completa.

Uno dei meccanismi con cui WYSIATI si manifesta concretamente è l’euristica della disponibilità: tendiamo a giudicare la probabilità o l’importanza di qualcosa in base a quanto facilmente riusciamo a richiamarla alla mente. Non in base a dati oggettivi, non in base a frequenze reali, ma in base alla facilità di accesso all’informazione.

Gli incidenti aerei fanno notizia. I voli sicuri no. Risultato: sovrastimiamo drammaticamente la pericolosità dell’aereo rispetto all’automobile, anche quando i numeri dicono l’esatto contrario. I divorzi tra attori e attrici ci sembrano frequentissimi, perché ne sentiamo parlare spesso. I divorzi tra idraulici ci sembrano rari, perché non fanno notizia. Eppure le statistiche reali raccontano una storia molto diversa.

Il problema si manifesta ogni giorno, nei team

Torniamo all’esperimento delle due persone. Perché ciascuna si attribuisce due terzi del lavoro?

Perché il proprio contributo è sempre visibile a sé stessi – si ricorda ogni singola attività svolta, ogni problema risolto, ogni ora investita. Il contributo dell’altro, invece, è parzialmente invisibile: si vede solo la metà del tempo trascorsa insieme. L’altra metà, quella in cui l’altro ha lavorato da solo, è semplicemente assente dalla propria esperienza.

L’euristica della disponibilità fa il resto: ciò che non si vede non viene pesato. Ciò che si vede viene sovrastimato.

Questo non è un problema teorico. È la fonte di una quota enorme di attriti nei team di lavoro. “Faccio tutto io.” “Nessuno si accorge di quanto mi impegno.” “Gli altri non contribuiscono quanto dovrebbero.” Queste frasi non nascono necessariamente da egocentrismo o da conflitto: nascono da una distorsione cognitiva sistematica, condivisa da tutti i membri del team, ciascuno convinto, in buona fede, di fare di più degli altri.

Lo stesso meccanismo si ripete nelle relazioni personali, nei progetti interfunzionali, nelle collaborazioni tra reparti. Ogni volta che una parte del lavoro è invisibile, la percezione si distorce.

La soluzione non è solo lavorare di più sulla cultura

La risposta istintiva a questi problemi è spesso di tipo culturale: migliorare la comunicazione, costruire fiducia, lavorare sull’empatia. Tutte cose valide, ma non sufficienti se si ignorano le radici cognitive del problema.

Se il problema è che il cervello non elabora ciò che non vede, la soluzione non può essere solo culturale. Deve essere strutturale: rendere visibile ciò che altrimenti non lo è.

Visualizzare il lavoro non è un esercizio estetico. Non è una questione di bacheche colorate o di post-it ordinati. È un atto cognitivo: portare nel campo percettivo di tutti le informazioni che altrimenti resterebbero inaccessibili e quindi, secondo WYSIATI, inesistenti.

Una Kanban board, nella sua forma più semplice come nella sua versione più sofisticata, fa esattamente questo: rende esplicito chi fa cosa, in quale stato si trova ogni attività, e – se ben configurata – quanto lavoro è in corso contemporaneamente. Quando il flusso è visibile per tutti, le distorsioni della disponibilità si riducono. Non si discute più di percezioni, si discute di fatti condivisi.

Misurare chiude il cerchio

La visualizzazione, da sola, non basta. Perché anche una board ben costruita mostra solo uno snapshot: il presente, o al massimo il recente passato. Per ragionare su tendenze, capacità, colli di bottiglia, distribuzione reale del carico, serve misurare.

La misurazione trasforma le osservazioni qualitative in dati confrontabili. Strumenti come il Cumulative Flow Diagram mostrano come il lavoro si accumula o scorre nel tempo, rendendo visibili i blocchi sistemici che la percezione quotidiana tende a normalizzare. Metriche come il Lead Time e il Throughput permettono di rispondere a domande che l’intuizione non può risolvere: quanto tempo passa un’attività in attesa? Dove si accumula il lavoro? Chi o cosa è sistematicamente sottovalutato?

Senza misura, anche i team più collaborativi continuano a navigare a vista. E la navigazione a vista, come Kahneman ha dimostrato in decenni di ricerca, favorisce sempre le distorsioni cognitive rispetto alla realtà.

Non si tratta di sorvegliare. Si tratta di vedere.

Vale la pena essere chiari su un punto: visualizzare e misurare non significa sorvegliare le persone. Non significa costruire un sistema di valutazione delle performance individuali basato su metriche. Significa dare a tutti – al team nel suo insieme – una visione condivisa della realtà.

Quando il lavoro è visibile, la conversazione cambia registro. Si passa dal “secondo me” al “secondo i dati”. Si passa dall’attribuzione soggettiva del merito alla comprensione sistemica di come fluisce il lavoro. Si passa, in ultima analisi, dalla difesa della propria percezione alla collaborazione intorno a una percezione comune.

L’euristica della disponibilità non si elimina. È cablata nel nostro modo di pensare, e Kahneman è stato il primo a sperimentare che anche chi conosce le distorsioni cognitive non ne è immune. Ma si può progettare il proprio ambiente di lavoro in modo che le informazioni rilevanti siano sempre disponibili – non solo quelle che capitano sotto gli occhi di chi fa il proprio pezzo di compito nell’angolo della stanza.

Il cervello vede solo quello che ha davanti. Il nostro compito, come team e come organizzazioni, è decidere con cura cosa mettere davanti al cervello.

Controllare la prevedibilità e la qualità per migliorare i risultati aziendali

Lo scorso 23 luglio ho tenuto un webinar, all’interno della nuova serie dedicata ai Kanban Basics, frutto di una collaborazione con Kanban+ e Kanban University. Ho esplorato come il metodo Kanban possa aiutare le organizzazioni a migliorare la prevedibilità e la qualità dei loro servizi, portando a migliori risultati di business. Ho cercato di portare nel webinar consigli pratici e approfondimenti basati sull’esperienza reale.

Qui di seguito riporto una sintesi in italiano dei contenuti, mentre è possibile rivedere la registrazione del webinar in inglese cliccando sull’immagine qui sotto.

La sfida della prevedibilità operativa

Molte organizzazioni, pur utilizzando pratiche e framework consolidati (come per esempio best practice ITSM), faticano a rispondere a domande fondamentali come “quanto tempo ci vuole per fare le cose?” o “cosa promettiamo ai nostri clienti?”. Questa difficoltà rivela una consapevolezza ridotta del rischio operativo, che può essere definito come il rischio che eventi interni o esterni possano causare un allungamento dei tempi di completamento del lavoro rispetto alle attese.

Le risposte comuni a queste domande sono spesso un numero singolo o un punto di domanda, raramente una metrica basata sulla distribuzione dei tempi. Per affrontare questa indeterminatezza, in Kanban viene introdotto il concetto di lead time, inteso come il tempo che intercorre tra l’inizio (colonna “to-do”) e la fine (colonna “done”) di un elemento di lavoro (un “work item”, cioè un elemento di lavoro richiesto da un cliente), se lo rappresentiamo su una board Kanban di base.

È cruciale capire che il lead time non è un valore singolo, ma una distribuzione di valori che mostra variabilità. La rappresentazione visiva di questa distribuzione (frequenza vs. unità di tempo) rivela che alcuni valori si ripetono più spesso, ma esiste sempre una variazione significativa.

L’insidia dei bias cognitivi nelle previsioni

Quando si chiede quale valore prendere come riferimento per una previsione, le risposte più comuni sono:

• La media: somma dei valori divisa per il numero di valori, che però viene confusa con la mediana.

• La mediana (50° percentile): il valore per cui metà delle volte il lavoro impiega meno tempo e metà delle volte impiega di più. Promettere la mediana implica un rischio del 50% di essere in ritardo, che i clienti solitamente non sono disposti ad accettare.

• La moda: il valore più frequente, ovvero il picco della curva di distribuzione. Tuttavia, nelle distribuzioni tipiche dei lead time, la moda è spesso a sinistra della mediana, il che significa che prometterla comporta un rischio di ritardo ancora maggiore del 50%.

Questi approcci intuitivi sono soggetti a bias cognitivi, portando a stime troppo ottimistiche e a rischi inaccettabili per le previsioni.

La soluzione di Kanban: rischio accettabile e qualità

L’approccio Kanban suggerisce di invertire la prospettiva: partire dalla probabilità di essere in ritardo che i clienti sono disposti ad accettare. Questo spesso mette in discussione la base su cui sono stati definiti gli attuali Service Level Agreements (SLA), che potrebbero essere stati stabiliti senza un’adeguata misurazione storica.

Una buona misura per la prevedibilità è l’85° percentile, che implica un rischio del 15% di essere in ritardo (una volta su sette). Questo è generalmente considerato un rischio accettabile per i servizi. Tuttavia, per servizi critici con implicazioni legali o di business, potrebbe essere necessario optare per percentili più alti, come il 95°, per ridurre ulteriormente il rischio (ad esempio, al 5%).

Il metodo Kanban offre una soluzione per aumentare la prevedibilità e, di conseguenza, migliorare la qualità del servizio. La qualità, infatti, è un “bonus” della prevedibilità: un sistema prevedibile consente una maggiore concentrazione e affidabilità, fattori che nel tempo porteranno a un miglioramento della qualità.

Gestire le code grasse (fat tail) di distribuzione

L’85° percentile potrebbe però non fornire un valore sufficientemente affidabile da utilizzare a scopo previsionale. Un problema comune nelle distribuzioni dei lead time infatti è la presenza di una coda grassa (fat tail), ovvero una porzione estesa a destra del grafico che indica che, se si è in ritardo, il ritardo può essere estremamente lungo (ad esempio, decine di giorni oltre il previsto). Tali ritardi, anche se rari, minano rapidamente la fiducia del cliente.

Per affrontare questo, Kanban promuove come prima cosa il taglio della coda (trimming the tail) per ottenere una distribuzione con una coda sottile (thin tail). Questo si ottiene in due modi:

1. Analisi delle occorrenze individuali: Le lunghe code sono spesso composte da pochi valori anomali. Analizzare questi casi specifici permette di comprendere le cause radice dei ritardi estremi e di affrontare i problemi sottostanti, riducendo la probabilità che si ripetano.

2. Limiti al lavoro in corso (WIP Limits): Una delle pratiche fondamentali di Kanban è limitare la quantità di lavoro in corso. Questo costringe il team a concentrarsi su pochi elementi di lavoro alla volta, promuovendo il completamento piuttosto che l’avvio di nuove attività. È un concetto controintuitivo: limitare la capacità fa sì che si vada più veloci e si completino più cose (aumentando il throughput, ovvero il tasso di consegna). Si riduce il “context switching” e si migliora la qualità complessiva.

Un esempio di successo reale: HR Onboarding

Ho condiviso un caso reale di successo con un processo di onboarding HR. Inizialmente, il processo era totalmente inaffidabile, con tempi di completamento che variavano da 1 a 96 giorni. Attraverso l’applicazione delle pratiche Kanban (senza nemmeno implementare una nuova board, ma utilizzando il sistema di workflow esistente), l’azienda ha raggiunto un livello di prevedibilità del 97% di onboarding completati entro 6 giorni, riducendo il rischio a solo il 3%. Questo è stato cruciale, data la natura critica e le implicazioni legali del servizio di onboarding. Il progetto ha anche portato a standardizzazione, scalabilità e capacità di prevedere i carichi di lavoro futuri, il tutto con un investimento contenuto.

E’ possibile leggere il caso di studio completo in inglese cliccando qui.

Ho raccontato il medesimo caso di studio in un precedente webinar in italiano che può essere rivisto cliccando qui.

Domande e risposte

Durante la sessione di Q&A, sono emersi ulteriori elementi:

• Lead Time vs. Cycle Time: Il lead time è la misura che interessa il cliente (dal momento della richiesta alla consegna finale), mentre il cycle time misura il tempo in cui il lavoro è attivamente in corso (escludendo il tempo di attesa in coda). Spesso, i problemi di efficienza risiedono nella coda piuttosto che nell’esecuzione del lavoro. Concentrarsi sulla distribuzione del tempo in coda e definire classi di servizio basate sul costo del ritardo (cost of delay) può essere molto efficace.

• Kanban vs. overhead di Scrum: Kanban mira a ridurre l’overhead inutile, come il grooming del backlog, che può essere uno spreco di effort. In Kanban, si assegna una classe di servizio e si procede. Le cadenze (riunioni periodiche) in Kanban sono minimizzate per essere pragmatiche e orientate all’azione, pur mantenendo la sincronizzazione del lavoro. A differenza degli sprint di Scrum (che possono essere troppo lunghi o troppo corti), Kanban promuove un flusso continuo e stabile, riducendo lo stress di fine sprint e il “context switching”, portando a un passo sostenibile e a una maggiore efficienza. L’implementazione Kanban è altamente personalizzabile e non prescrittiva, per cui le cadenze possono essere adattate o combinate. È anche possibile applicare principi e pratiche Kanban all’interno di uno sprint Scrum per migliorarne l’efficacia.

Per maggiori informazioni sull’implementazione di Kanban insieme a Scrum potete cliccare qui.

Sintesi

In sintesi, il metodo Kanban offre un percorso pragmatico ed evolutivo per migliorare la prevedibilità e la qualità dei servizi professionali, aiutando le aziende a gestire meglio i rischi e a costruire la fiducia dei clienti attraverso consegne più affidabili.

Il cuore del controllo del rischio operativo: il valore del Flow nel metodo Kanban

Nel panorama economico odierno, caratterizzato da rapidi cambiamenti e incertezza, la capacità di un’organizzazione di dare valore ai propri clienti in modo rapido, prevedibile e sostenibile, mantenendo sotto controllo il rischio operativo, è fondamentale per il successo a lungo termine. Il metodo Kanban, con la sua enfasi sul valore del Flow (flusso), offre un approccio efficace per raggiungere questa capacità. Ma cosa significa esattamente Flow e perché è così cruciale?

Cos’è il Flow nel contesto del metodo Kanban?

In Kanban, il Flow si riferisce al movimento continuo e regolare degli elementi di lavoro attraverso un sistema, dalla loro richiesta iniziale fino alla consegna finale al cliente. Non si tratta solo di “fare le cose”, ma di assicurarsi che il lavoro si muova senza intoppi, ritardi o interruzioni. L’obiettivo principale della gestione del flusso è ottenere una creazione e consegna di valore per il cliente che sia veloce, fluida, sostenibile e prevedibile, minimizzando al contempo rischi e costi di ritardo.

I benefici trasformativi di un flusso ottimizzato

Un flusso efficace porta a numerosi vantaggi, sia a livello operativo che strategico:

  • Sollievo dal sovraccarico: molte organizzazioni sono afflitte dal sovraccarico di lavoro (muri), che porta a stress, bassa qualità e rilavorazioni. Implementando il Flow, si riduce la quantità di lavoro in corso (WIP), permettendo alle persone di concentrarsi su meno elementi e di completarli con maggiore qualità. Questo porta a un miglioramento della soddisfazione e del benessere del personale.
  • Maggiore prevedibilità e velocità di consegna: quando il lavoro fluisce senza interruzioni e accumuli eccessivi, i tempi di consegna (lead time) si riducono e diventano più prevedibili. Le organizzazioni che si concentrano sul Flow possono iniziare a soddisfare costantemente le aspettative dei clienti, costruendo fiducia e credibilità.
  • Miglioramento della qualità e riduzione delle rilavorazioni: un flusso più fluido significa meno interruzioni e cambi di contesto, il che si traduce in meno difetti e rilavorazioni.
  • Comprensione profonda del lavoro: la gestione del Flow richiede di identificare e visualizzare i tipi di domanda e come vengono elaborati, rendendo visibili impedimenti e ritardi. Questa trasparenza porta a una comprensione collettiva di come il lavoro viene svolto e dove possono essere apportati miglioramenti.
  • Migliore gestione del rischio e delle opportunità: un flusso prevedibile migliora la gestione del rischio offrendo un numero maggiore di opzioni a disposizione dei decisori. La prevedibilità permette infatti di posticipare le decisioni fino all’ultimo momento responsabile, quando si hanno più informazioni a disposizione. Questo riduce il rischio di lavorare su elementi che potrebbero essere scartati o diventare obsoleti.
  • Crescita dell’agilità organizzativa: Le organizzazioni che padroneggiano il Flow sviluppano la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti delle esigenze dei clienti e delle condizioni di mercato. Questo è fondamentale per la resilienza e la sostenibilità a lungo termine.

Un percorso di evoluzione continua

Il percorso verso un flusso ottimizzato è un viaggio di evoluzione continua, non un cambiamento una tantum.

  • Nelle fasi iniziali dell’adozione del metodo Kanban, l’attenzione è spesso rivolta al sollievo dal sovraccarico a livello individuale o di team. I team iniziano a visualizzare il proprio lavoro e a impostare limiti semplici per concentrarsi sul completamento delle attività. In questa fase, le prestazioni possono variare, ma si inizia a percepire una maggiore consapevolezza del lavoro e una motivazione a migliorare.
  • Man mano che un’organizzazione progredisce, si concentra sullo sviluppo di una maggiore consistenza nei processi. Inizia a considerare il lavoro dal punto di vista del cliente e a vedere le proprie attività come servizi. Si sviluppa la capacità di coordinare il lavoro tra i diversi team che collaborano per fornire un servizio end-to-end. Vengono introdotte metriche più significative legate al flusso, come i tempi di consegna (lead time), e si inizia a gestire attivamente blocchi e rilavorazioni.
  • Le organizzazioni più evolute riescono a ottenere un flusso fluido su vasta scala, concentrandosi sul bilanciamento della domanda e della capacità e sulla gestione delle aspettative dei clienti. I clienti percepiscono che i servizi sono “adatti allo scopo” (fit-for-purpose) e affidabili. La collaborazione si estende tra team e con i clienti stessi.
  • Successivamente, le organizzazioni rafforzano la propria robustezza attraverso una gestione quantitativa del rischio e l’ottimizzazione economica del flusso. Le dipendenze complesse vengono gestite in modo dinamico e la prevedibilità del servizio raggiunge livelli elevati. Le decisioni sono sempre più basate su dati e analisi quantitative.
  • Le organizzazioni che continuano a perfezionare il loro Flow diventano nel tempo leader di mercato, capaci di anticipare le esigenze dei clienti e di innovare costantemente. La loro attenzione si sposta sulla capacità di mettere in discussione cosa fanno e come lo fanno, cercando la perfezione e l’eccellenza.
  • Infine, le organizzazioni più evolute raggiungono la capacità di reinventarsi completamente – persino il loro scopo e la loro identità – in risposta a stravolgimenti di mercato o cambiamenti drastici. Questa è la massima espressione di antifragilità e garantisce la sopravvivenza a lungo termine.

Pratiche per sviluppare il Flow

Per coltivare un flusso efficace, il metodo Kanban suggerisce l’implementazione di diverse pratiche:

  • Visualizzazione: rendere visibile il lavoro, le fasi del flusso, le policy e gli impedimenti (come blocchi o elementi divenuti obsoleti) è il primo passo per comprendere e migliorare il Flow. Le Kanban board, le card colorate e gli indicatori visivi sono strumenti essenziali per questo scopo.
  • Limitazione del lavoro in corso (WIP): impostare limiti al numero di elementi che possono essere “in lavorazione” in un dato momento previene il sovraccarico e incoraggia il completamento prima di iniziare nuovo lavoro. Questo trasforma un sistema “push” (a spinta) in un sistema “pull” (a chiamata), che accetta il lavoro solo quando c’è capacità produttiva disponibile.
  • Gestione esplicita delle policy: definire chiaramente le regole per la gestione del lavoro – come vengono accettate le richieste, quando un elemento può essere spostato alla fase successiva, o come vengono trattate le diverse classi di servizio – garantisce coerenza e promuove l’autonomia.
  • Implementazione di cicli di feedback: riunioni regolari come il Kanban Meeting, il Replenishment Meeting e le Service Delivery Review sono essenziali per riflettere sul Flow, identificare problemi e guidare il miglioramento continuo. Questi cicli permettono di adeguare il sistema in base alle osservazioni e ai dati raccolti.
  • Comprensione delle Classi di Servizio: utilizzare diverse classi di servizio (es. Expedite, Fixed Date, Standard, Intangible) in base al costo del ritardo associato agli elementi di lavoro, permette di gestire le priorità in modo strategico e di bilanciare le esigenze dei clienti con gli obiettivi economici dell’organizzazione.
  • Gestione delle dipendenze: riconoscere e gestire le dipendenze tra i diversi servizi o team è fondamentale per mantenere un Flow fluido, specialmente in sistemi complessi. Tecniche come i parking lot e le classi di dipendenza aiutano a mitigare i rischi di blocco.

Conclusione

Il Flow non è solo una componente del metodo Kanban; è la sua ragione d’essere. Concentrarsi sul Flow significa adottare una mentalità che privilegia la velocità di consegna, la prevedibilità e la capacità di soddisfare costantemente le esigenze dei clienti e degli stakeholder. Indipendentemente dalla fase di sviluppo in cui si trova un’organizzazione, la ricerca di un Flow sempre più fluido, efficiente e prevedibile è il percorso verso una maggiore resilienza, agilità e successo nel dinamico mondo del business.

Prossimo webinar

Per conoscere i concetti alla base del valore del Flow potete iscrivervi al webinar gratuito del prossimo 23 luglio alle ore 18:00 in collaborazione con Kanban University e Kanban+. Parlerò di come il metodo Kanban può trasformare radicalmente il modo in cui gestite i vostri servizi, riducendo il rischio operativo e gli errori previsionali e migliorando significativamente la prevedibilità e la qualità.

Webinar: Mastering Predictability & Quality for Better Business Outcomes

Gestite i servizi professionali della vostra organizzazione e vi chiedete come affrontare le incertezze del lavoro quotidiano? Vi tovate spesso a fare previsioni che poi si rivelano inesatte, mettendo a rischio la puntualità e la soddisfazione dei clienti?

Partecipate al webinar gratuito in collaborazione con Kanban University e Kanban+ e scoprirete come il metodo Kanban può trasformare radicalmente il modo in cui gestite i vostri servizi, riducendo il rischio operativo e gli errori previsionali, e migliorando significativamente la prevedibilità e la qualità.

Il problema che affrontiamo insieme: molte organizzazioni si trovano di fronte a un rischio operativo, ovvero la possibilità che il lavoro richieda più tempo del previsto a causa di eventi interni o esterni. Spesso, quando ci viene chiesto quanto tempo ci vuole per evadere una richiesta, la risposta fornita è un numero singolo, vago, senza considerare la variabilità delle circostanze. Questo porta a previsioni poco affidabili e a un’elevata probabilità di ritardo.

Perché le vostre previsioni attuali potrebbero non funzionare: durante il webinar, esploreremo perché affidarsi a concetti come la media (più propriamente la mediana o cinquantesimo percentile) o il valore più frequente (moda) per fare previsioni è rischioso. Utilizzando la mediana, avreste il 50% di probabilità di essere in ritardo, e utilizzando invece la moda, questa probabilità sarebbe ancora più alta! Questo accade perché siamo tutti soggetti a bias cognitivi, come l’euristica della disponibilità, che ci porta ad adottare il valore più frequente senza renderci conto dei rischi inaccettabili che stiamo correndo.

La soluzione di Kanban: gestione del rischio e prevedibilità basata sui dati. Il webinar introdurrà al concetto di Lead Time, ovvero il tempo che ogni richiesta di lavoro (chiamata Work Item) impiega per essere completata. Scopriremo che il Lead Time non è un valore unico, ma una distribuzione di valori.

Vi guideremo attraverso:

  • Come misurare e visualizzare i Lead Time per ottenere una comprensione reale della variabilità del tuo lavoro.
  • Come utilizzare l’ottantacinquesimo percentile come valore previsionale, accettando un rischio di ritardo molto più contenuto (normalmente il 15%). Questo valore è comunemente adottato per i servizi, ma può essere diverso in funzione del rischio accettabile per il servizio.
  • L’importanza di limitare il lavoro in corso (WIP), una pratica fondamentale di Kanban che riduce il sovraccarico e migliora la prevedibilità dei tempi di consegna, facendo emergere i colli di bottiglia e aumentando l’efficienza del flusso.
  • Come il metodo Kanban, oltre a gestire il rischio operativo, è un approccio evolutivo e sostenibile che facilita l’adozione di pratiche che migliorano continuamente i modelli previsionali, stabilizzano i flussi di lavoro e portano a una migliore gestione del servizio.

Kanban: non solo per l’IT, ma per tutti i servizi professionali. Sebbene Kanban sia spesso associato al settore IT e si integri perfettamente con popolari framework di settore, ad esempio ITIL, la sua applicazione è universale. Kanban aiuta a gestire efficacemente le operazioni quotidiane (Enterprise Services Management) e funge da catalizzatore per la trasformazione e l’evoluzione strategica delle organizzazioni (Enterprise Services Transformation). La sua forza sta nel promuovere un cambiamento incrementale, senza imporre stravolgimenti drastici, ma lavorando con ciò che già esiste per far evolvere le pratiche organizzative.

A chi è rivolto questo webinar? Questo webinar è pensato per persone che vogliono rendere la loro attività più efficace, con servizi prevedibili e di alta qualità. Kanban è il punto di partenza ideale.

Cosa imparerete? Acquisirete una comprensione iniziale di come:

  • Migliorare la vostra capacità di fare previsioni accurate.
  • Gestire in modo più efficace il vostro flusso di lavoro.
  • Prendere decisioni basate su dati reali, non su intuizioni soggettive.

Non perdete l’opportunità di migliorare la prevedibilità e la qualità dei vostri servizi professionali!

Iscrivetevi ora al webinar gratuito, il prossimo 23 luglio alle ore 18:00.