Quest’anno, durante le ferie, ho deciso di approfittare per fare qualche giornata di cure termali.
Quando ho chiamato per prenotare, l’operatrice mi ha chiesto subito giorni e orari precisi in cui pensavo di andare. Io ricordavo dalla volta precedente che, in realtà, potevo presentarmi liberamente. Ma lei, agenda alla mano, ha insistito: “Per prenotare bisogna fare così”.

Così ho scelto 12 date, sempre al mattino presto.
Arriva il giorno della prima inalazione: mi presento all’accettazione e chiedo se posso cambiare orario. La risposta mi sorprende:
“Può venire quando vuole. La tessera registra la sua presenza, le stampa il ticket, e lei fa l’inalazione.”
E così ho iniziato a gestire da solo il mio flusso: a volte andavo in orari diversi, altre volte in giorni non previsti. Il sistema funzionava sempre, indipendentemente dal mio arrivo. Al massimo, in giornate più affollate, aspettavo 5 minuti in coda.
Solo in quel momento ho capito: quella “prenotazione” iniziale non era un vincolo reale, ma una capacity reservation. Serviva a stimare il carico di lavoro giornaliero, per poter gestire le code e garantire un servizio fluido.
In altre parole: Kanban in azione, anche in un contesto apparentemente lontano dal lavoro e dalla produttività.
Un semplice impianto termale mi ha ricordato due lezioni importanti del Kanban:
- Visualizzare la capacità disponibile prima che il lavoro arrivi.
- Mantenere flessibilità per adattarsi alla domanda reale, senza creare colli di bottiglia
E mentre respiravo il vapore delle inalazioni, ho pensato: a volte la gestione del flusso non è solo un concetto aziendale… è una filosofia che ti segue anche in vacanza.
Buon Ferragosto!
