Cicli di Feedback: il sistema nervoso dell’agilità organizzativa

Un’altra domanda che mi è stata fatta durante la presentazione del mio libro riguardava i Cicli di Feedback, che nel libro descrivo come vera catena di trazione di un sistema Kanban. Vale la pena approfondire questo tema e nel farlo affidarsi a una analisi fatta da Andreas Bartel, che ha dato un significativo contributo alla definizione e rappresentazione delle cadenze Kanban così come le conosciamo oggi nel Kanban Maturity Model (KMM). Ho tratto i concetti di questo articolo da un intervista fatta allo stesso Bartel nel 2023, ho indicato il link al video originale nelle Fonti.

Immaginate di fare trekking tra le vette delle Alpi. Per raggiungere la meta in un ambiente così dinamico, non basta la forza muscolare; serve un dialogo costante tra voi, la mappa e la bussola. Questo rapporto è un sistema chiuso di retroazione: la bussola fornisce una direzione, voi agite camminando e il mutamento della vostra posizione offre nuovi dati allo strumento. Nel management moderno, questo fenomeno prende il nome di Ciclo di Feedback. Sebbene le aziende ne siano immerse, questi cicli sono spesso invisibili o, peggio, ignorati. Eppure, comprendere la meccanica dei cicli di feedback non è un mero esercizio accademico: è l’essenza stessa della navigazione in condizioni di incertezza, il confine sottile tra un’organizzazione che evolve e una che declina senza nemmeno rendersene conto.

I Cicli di Feedback sono fenomeni naturali, non invenzioni umane

Un ciclo di feedback è una relazione bidirezionale intrinseca: l’output di una parte diventa l’input dell’altra, creando una circolarità continua. È fondamentale liberarsi dell’idea che i cicli di feedback siano “processi burocratici” o semplici riunioni istituite dal management. Essi esistono in natura – regolano il clima e le popolazioni animali – e proliferano spontaneamente in ogni azienda sotto forma di network organizzativi informali o sistemi di retroazione ombra. Le conversazioni non strutturate davanti alla macchinetta del caffè sono cicli di feedback tanto quanto i report finanziari.

I cicli di feedback sono agnostici rispetto a qualsiasi cosa l’uomo possa inventare o introdurre in un’organizzazione, perché esistono comunque. Riconoscere questa natura spontanea e non governabile dei feedback è il primo passo per smettere di subirli e iniziare a gestirli consapevolmente.

La polarità del successo: perché il feedback negativo può salvarci

In teoria dei sistemi, i cicli di feedback non sono tutti uguali; possiedono polarità distinte che determinano il comportamento dell’organizzazione:

  • Ciclo di Feedback positivo (rinforzante): amplifica la direzione attuale. Pensate all’interesse composto: più capitale genera più interessi, che aumentano il capitale. È il motore della crescita, ma se non regolato, può condurre all’esplosione o al collasso del sistema.
  • Ciclo di Feedback negativo (bilanciante): funziona come un meccanismo di stabilizzazione. In natura, è il rapporto preda-predatore (ghepardo-gazzella): l’aumento dei predatori riduce le prede, il che alla fine riduce i predatori, riportando il sistema in equilibrio.

L’intuizione paradossale per un leader è che, mentre il business insegue ossessivamente il “positivo”, è la capacità di innescare cicli negativi a garantire la stabilità e la sopravvivenza a lungo termine, impedendo al sistema di andare fuori giri.

L’errore fatale di Kodak e la metafora delle neuroscienze

Perché aziende leader falliscono nonostante vedano arrivare il cambiamento? Bartel introduce una potente analogia tratta dalle neuroscienze. Un ciclo di feedback interrotto (broken feedback loop) agisce come una patologia delle aree motorie: il cervello percepisce l’ambiente, ma il circuito neurale verso i muscoli è danneggiato. L’individuo vuole afferrare un oggetto, ma non riesce a coordinare il movimento.

Il caso Kodak è l’esempio clinico di un’organizzazione con i “circuiti motori” distrutti. L’azienda aveva percepito il segnale della fotografia digitale, ma non è riuscita a tradurre il segnale in azione, continuando a rinforzare gli investimenti nelle vecchie competenze analogiche. Il fattore critico, però, non è tecnico: è umano. I decisori possono percepire chiaramente i segnali del mercato e tuttavia scegliere di non agire, o di agire nella direzione sbagliata. L’inerzia non è ignoranza: è spesso il risultato di pressioni politiche interne, di identità aziendali consolidate, di incentivi che premiano la continuità piuttosto che il cambiamento. In Kodak, il circuito percettivo funzionava; era il passaggio dal segnale all’azione ad essere bloccato da decenni di successo.

La vera agilità è la gestione della polarità

Per un esperto di business agility, un’organizzazione eccellente non è quella che cresce linearmente, ma quella capace di cambiare polarità in modo fluido.

La vera agilità consiste nella capacità sistemica di accendere o spegnere i cicli positivi e negativi. Se il mercato cambia, bisogna avere il coraggio di attivare un ciclo negativo per “smorzare” e disinvestire in settori storici, liberando capacità per costruire nuove competenze. Molte aziende restano vittime di un ciclo negativo disfunzionale che protegge lo status quo: ogni tentativo di cambiamento viene “rimbalzato” dal sistema, che torna pigramente al punto di partenza. L’agilità è, in ultima analisi, il potere di decidere quale ciclo alimentare e quale interrompere, prima che sia il sistema a decidere per noi.

Riunioni vs. Cadenze: riprendere il controllo del sistema

È vitale distinguere il ciclo di feedback (il fenomeno naturale) dalla Cadenza (lo strumento di controllo). Se i cicli di feedback avvengono ovunque, la cadenza è il ritmo regolare che rende questi cicli espliciti e governabili. In ambito Kanban, abbiamo otto cadenze, delle quali tre essenziali:

  1. Replenishment Meeting: il momento della selezione strategica. Si decide cosa iniziare, prendendo in carico il lavoro in base alle reali priorità degli stakeholder.
  2. Kanban Meeting: una cadenza operativa che agisce come regolatore del flusso di lavoro. Non è un semplice aggiornamento, ma una prospettiva operativa per gestire la pipeline e assicurare la fluidità della consegna.
  3. Service Delivery / Flow Review: un momento di riflessione profonda sulla qualità e l’efficacia del sistema. La frequenza di questa cadenza dipende dal livello di maturità dell’organizzazione e dalla velocità con cui il sistema necessita di apprendere dai propri errori.

Una questione di adattamento evolutivo

La storia economica dimostra che il successo non è legato alla forza, ma alla qualità dei cicli di feedback. Le organizzazioni che prosperano sono quelle che hanno trasformato il feedback in un meccanismo evolutivo: percepiscono il cambiamento, regolano i meccanismi interni e rispondono con senso. Non è solo efficienza, è adattamento biologico applicato al business.

Il contraltare di Kodak esiste, ed è istruttivo proprio perché non racconta una trasformazione semplice. Fujifilm percepì lo stesso identico segnale – la fotografia digitale avrebbe reso obsoleta la pellicola – e scelse di cambiare polarità. Non abbandonò il passato, ma lo usò come piattaforma: le competenze in chimica delle emulsioni fotografiche vennero reindirizzate verso cosmetici, materiali ottici e farmaceutica. Fujifilm non sopravvisse nonostante i suoi successi; li usò come punto di partenza per diventare qualcos’altro.

La tua organizzazione ha il coraggio di cambiare polarità e andare oltre i successi del passato, o sta aspettando che sia il mercato a scegliere per lei?

Fonti

  1. David J. Anderson, Teodora Bozheva, Kanban Maturity Model: A Map to Organizational Agility, Resilience, and Reinvention – 2nd Edition, Kanban University Press, 2021
  2. Andreas Bartel, Understanding Feedback Loops. KMM Plus Talks to Andreas Bartel: full interview, canale YouTube Kanban+ di Kanban University, 2023

Scoiattoli grigi a Milano: una metafora evolutiva per il metodo Kanban

Il mutamento dell’ecosistema urbano di Milano, segnato dalla silenziosa ma inarrestabile diffusione dello scoiattolo grigio di origine nordamericana, non è semplicemente un fenomeno biologico: suggerisce una metafora dell’evoluzione organizzativa. In un mercato caratterizzato da mutamenti costanti – siano essi tecnologici, economici o metodologici – la comprensione delle dinamiche evolutive è il fondamento di una efficace strategia aziendale.

Spesso, le organizzazioni percepiscono il cambiamento come una minaccia esterna da combattere e oppongono resistenza. Tuttavia, la vera analisi strategica rivela che il successo non risiede nella conservazione statica, ma nell’adattamento gestito. Il Kanban Maturity Model (KMM) si inserisce in questa necessità, offrendo non una sostituzione traumatica, ma un percorso strutturato affinché l’evoluzione avvenga con la stessa efficacia biologica di una specie che si insedia in un nuovo habitat.

Rispettare lo scoiattolo rosso: il segreto della socializzazione del cambiamento

Nella metafora utilizzata dal KMM, lo scoiattolo rosso, che è autoctono in molte parti d’Europa e che sta venendo progressivamente soppiantato da quello grigio, incarna lo stato attuale: l’insieme di processi, cultura e identità che definiscono il modo con cui lavoriamo oggi. Lo scoiattolo grigio rappresenta invece l’innovazione. La divergenza cruciale risiede nell’approccio: mentre il cambiamento imposto tenta di sostituire lo scoiattolo rosso attraverso una sovrapposizione drastica – spesso con risultati fallimentari – il cambiamento evolutivo del metodo Kanban segue il principio fondamentale di “iniziare con quello che si fa oggi“.

Il valore trasformativo di questo approccio risiede nell’interiorizzazione. Secondo i principi del KMM, il cambiamento attecchisce solo quando smette di essere percepito come un corpo estraneo e diventa parte di chi siamo come persone e come gruppi sociali all’interno dell’organizzazione. Rispettare lo scoiattolo rosso significa rispettare l’identità esistente per ridurre la resistenza al cambiamento. Solo interiorizzando le nuove pratiche a livello sociologico – e non solo procedurale – lo scoiattolo grigio potrà inserirsi senza distruggere l’ecosistema che lo ospita.

L’evoluzione disfunzionale: presunta eccellenza o eccesso di ambizione

Anche la strategia evolutiva più raffinata può fallire in presenza di due specifiche disfunzioni evolutive, identificate nel KMM come failure modes:

  • False summit plateau (plateau della presunta eccellenza): questa disfunzione nasce dal senso di appagamento dopo un’adozione superficiale del metodo. Le organizzazioni che raggiungono ML1 spesso confondono i benefici iniziali – come il sollievo dal sovraccarico e una trasparenza migliorata – con il traguardo finale. Credendo di “avere già fatto Kanban“, si accontentano dei pochi iniziali miglioramenti, lasciando sul tavolo vantaggi strategici più profondi.
  • Overreaching (eccesso di ambizione): è l’errore tipico di chi vuole dimostrare di saperne più degli altri. Si verifica quando si impongono pratiche ML4 a un’organizzazione ferma a ML0 o ML1. In assenza dei fondamentali queste pratiche risultano incomprensibili e inattuabili: se ogni elemento di lavoro è trattato come un semplice compito, il concetto di gestione del rischio diventa privo di senso. Il risultato è il rigetto totale del sistema e il ritorno al caos.

Questi fallimenti, soprattutto il secondo, sono l’equivalente organizzativo dell’introduzione di una specie che distrugge l’habitat invece di arricchirlo, portando alla regressione delle performance.

Rimuovere la tensione strutturale: una guida all’antifragilità

Il KMM affronta il concetto psicologico di tensione strutturale, illustrato dall’analogia della giovane ginnasta: lo stress paralizzante di chi osserva un obiettivo ambizioso (l’Olimpiade) senza comprendere il percorso per raggiungerlo. La tensione non nasce dall’obiettivo, ma dall’incapacità di visualizzare i passi intermedi.

Il modello non si limita a mettere sotto stress l’organizzazione, ma aiuta a rimuove la tensione strutturale fornendo una tabella di marcia comprensibile. L’obiettivo è applicare lo stress strettamente necessario per provocare una reazione di antifragilità, concetto mutuato da Nassim Taleb. Invece di andare in crisi sotto la pressione, l’organizzazione impara a trarre vantaggio dal disordine e dalle turbolenze, diventando più robusta attraverso un miglioramento continuo e gestito.

La roadmap per l’eccellenza: benefici e soluzioni strategiche

L’evoluzione attraverso il KMM trasforma le sfide critiche in vantaggi competitivi duraturi. Di seguito, la mappatura tra le vulnerabilità strutturali e le soluzioni offerte dal modello:

Sfida organizzativaSoluzione Kanban (KMM)Impatto strategico
SovraccaricoIntroduzione di limiti al lavoro di corso e sistemi pullSollievo immediato e miglioramento della qualità
Incongruenza decisionaleSistema decisionale congruente (dal top management alla base)Allineamento sistemico tra strategia, tattica e operazioni
ImprevedibilitàAnalisi della distribuzione dei Lead Time e identificazione di SLA probabilisticiPerformance economica prevedibile e robustezza finanziaria
Turbolenza di mercatoAntifragilità e agilità organizzativaCapacità di assorbire shock e adattarsi ai cambiamenti esterni
Obiettivi disallineatiFocus sulla fitness-for-purpose e aspettative del clienteGaranzia che il servizio sia costantemente “adatto allo scopo
Erosione dell’identitàGestione della identità organizzativa e dei valori culturaliRafforzamento della coesione e del senso di appartenenza

Conclusione: diventare lo scoiattolo grigio di successo

Il metodo Kanban, attraverso il suo modello di maturità, permette alle organizzazioni di evolvere con la stessa inesorabilità degli scoiattoli grigi, ma con il vantaggio di un processo consapevole. L’evoluzione non è una sostituzione, ma una trasformazione dell’identità.

Per diventare lo scoiattolo grigio di successo è imperativo rispettare lo scoiattolo rosso: iniziare esattamente da dove ci si trova, seguendo i processi attuali mentre si introducono i catalizzatori del cambiamento. Solo attraverso una valutazione onesta del proprio livello di maturità e l’uso di una guida rigorosa è possibile evitare o limitare le disfunzioni evolutive e costruire un’organizzazione non solo resiliente, ma capace di trarre il meglio dal proprio ecosistema futuro. Prima di introdurre nuovi metodi, domandatevi: il vostro habitat è pronto per la metamorfosi o state rischiando l’eccesso di ambizione?

Il valore del Cambiamento Evolutivo nel metodo Kanban: evolvere per adattarsi e prosperare

Nel mondo della gestione aziendale e dello sviluppo tecnologico, la parola cambiamento evoca spesso immagini di riorganizzazioni drastiche, produttività in calo a seguito di tali iniziative e resistenza da parte del personale coinvolto. Il metodo Kanban propone un approccio radicalmente diverso: il cambiamento evolutivo. Invece di imporre trasformazioni traumatiche, Kanban promuove un’evoluzione graduale e collaborativa, partendo dalla situazione attuale per costruire un’organizzazione più resiliente, adatta allo scopo (fit-for-purpose) e, in ultima analisi, costruita per la sostenibilità a lungo termine.

Il fumetto originale sulla copertina del libro Kanban: Successful Evolutionary Change for Your Technology Business di David J. Anderson.

Inizia con quello che fai oggi: un principio fondamentale

Il cuore del cambiamento evolutivo in Kanban risiede nel principio di Change Management “Inizia con quello che fai oggi“. Questo approccio rispetta i processi, i ruoli e le responsabilità esistenti, evitando di scatenare quella crisi psicologica che spesso accompagna i cambiamenti strutturali drastici. I metodi tradizionali di gestione del cambiamento e molti approcci Agile spesso impongono nuovi ruoli e riorganizzazioni, che possono essere percepiti come una minaccia all’identità, allo status e alla dignità delle persone, generando resistenza. Come ha affermato Peter Senge, “le persone non resistono al cambiamento, resistono all’essere cambiate”.

Il cambiamento evolutivo è di natura normativa, ovvero si concentra sulla modifica di metodi e strumenti senza alterare immediatamente la struttura sociale. Questo approccio riduce l’ansia e la paura, rendendo le modifiche più accettabili e, di conseguenza, più facili da istituzionalizzare.

Il motore del cambiamento: stressor, riflessione e atto di leadership

Il cambiamento evolutivo non avviene per caso, ma è guidato da tre elementi essenziali, magnificamente illustrati nella vignetta sulla copertina del libro Kanban: Successful Evolutionary Change for Your Technology Business di David J. Anderson:

  1. Uno stressor: è necessaria una motivazione per cambiare. Può trattarsi di insoddisfazione per lo stato attuale, come evidenziato dalle frasi “Sono bloccato“, “Ho troppo da fare” o “Non ho nulla da fare” nella vignetta. Lo stressor crea una tensione emotiva che spinge alla ricerca di un miglioramento.
  2. Un meccanismo di riflessione: la Kanban board e le Cadenze Kanban (Team Kanban Meeting, Replenishment Meeting, Service Delivery Review, ecc.), forniscono l’occasione per visualizzare e riflettere sugli stressor. Le cadenze sono meccanismi di riflessione codificati, progettati per catalizzare la domanda di cambiamento.
  3. Un atto di leadership: senza un catalizzatore, la frustrazione diventa inerzia. La frase “Facciamo qualcosa al riguardo!” rappresenta l’atto di leadership che trasforma la riflessione in azione. Questo va oltre la semplice iniziativa, tipica di organizzazioni poco strutturate, perché catalizza l’azione di tutto il gruppo. Valorizzare gli atti di leadership è fondamentale perché comportano un rischio personale; l’organizzazione deve quindi creare sicurezza psicologica per incoraggiarli.

Un percorso guidato: il Kanban Maturity Model (KMM)

Il Kanban Maturity Model (KMM) funge da roadmap per questo percorso evolutivo, fornendo una guida pragmatica, basata sull’evidenza, per raggiungere una vera agilità aziendale. Il KMM riconosce che le organizzazioni meno strutturate non sono in grado di gestire grandi iniziative di cambiamento con profonde fasi di transizione. Propone invece un approccio incrementale con tante piccole transizioni, molto più adatto a tali contesti.

Il modello utilizza le pratiche di transizione per introdurre piccoli stressor, pensati per scuotere le persone dalla loro zona di comfort e creare una richiesta (“pull“) per ulteriori cambiamenti. Queste pratiche sono normative e facili da adottare, preparando il terreno per le pratiche di consolidamento, che sono necessarie per raggiungere i risultati attesi per un determinato livello di maturità ma che incontrerebbero resistenza se introdotte troppo presto. Questo modello, simile al coaching sportivo, applica la giusta dose di stress per catalizzare il miglioramento senza portare l’organizzazione e le persone a un punto di rottura.

I benefici tangibili del Cambiamento Evolutivo

Adottare un approccio evolutivo con Kanban porta a vantaggi significativi e duraturi.

  • Robustezza e antifragilità: i processi che emergono da forze evolutive sono intrinsecamente più robusti e adatti al contesto specifico rispetto a soluzioni progettate ‘a tavolino’. Le soluzioni progettate a tavolino sono fragili, il cambiamento evolutivo è robusto. Questa capacità di adattarsi continuamente agli stress ambientali è ciò che Nassim Nicholas Taleb ha definito antifragilità.
  • Riduzione della resistenza: evitando cambiamenti strutturali drastici, si minimizza la resistenza emotiva radicata nella minaccia all’identità. L’approccio “sii come l’acqua” suggerisce di aggirare gli ostacoli (la resistenza) scegliendo cambiamenti normativi che non attaccano il thymos (lo spirito, l’identità) delle persone.
  • Cambiamenti che si istituzionalizzano: poiché i cambiamenti emergono in modo collaborativo e vengono proposti dalle persone che compongono l’organizzazione stessa, hanno molte più probabilità di essere interiorizzati e di diventare “il modo in cui qui facciamo le cose“. Sono cambiamenti che durano nel tempo, anche al cambiare delle persone.
  • Migliore performance economica: un approccio evolutivo è molto più economico. Uno studio comparativo della China Merchants Bank ha mostrato che Kanban ha prodotto risultati migliori e più rapidi di altri approcci a solo una frazione del costo per dipendente, proprio perché evita la necessità di un coaching costante per gestire la crisi psicologica indotta dai metodi più drastici.
  • Costruzione della resilienza organizzativa: il cambiamento evolutivo è al centro della costruzione della resilienza. Permette di orchestrare rapidamente nuovi servizi e di adattarsi a crisi e turbolenze di mercato. In un’epoca in cui la resilienza è il nuovo imperativo per i leader, l’approccio evolutivo di Kanban fornisce gli strumenti fondamentali per costruirla.

Conclusione

In conclusione, il valore del cambiamento evolutivo nel metodo Kanban non risiede solo nel miglioramento dei processi, ma nella trasformazione fondamentale dell’organizzazione in un’entità vivente, capace di apprendere, adattarsi e prosperare in un mondo complesso e in continuo mutamento. Non si tratta di implementare una nuova metodologia, ma di integrare nel DNA dell’organizzazione la capacità di evolvere.